venerdì 24 luglio 2009
"Scuola occupata". Era un cartello di intenti politici affisso con l'adesivo davanti al portone. Spessissimo , noi dell'Università, partecipavamo alle occupazioni dei licei cittadini. Una sorta di tutoraggio al quale ci sottoponevamo volentieri. L'occupazione del liceo Vico fu particolarmente movimentata. Iniziammo in una cinquantina in una gelida mattinata di novembre. Nella prima serata già una ventina erano stati trascinati a forza dai genitori a casa. Il giorno dopo un'altra decina si fecero convincere da un funzionario della Digos che gridava frasi a metà tra il minaccioso e il burocratico. Il quarto giorno, una mezza dozzina abbandonarono per stanchezza l'impresa . Il quinto giorno tre operai dell'Italsider vennero a stare con noi. Il sesto giorno, il preside si beccò una sedia addosso proveniente dal secondo piano e fu portato via in autoambulanza. L'episodio fece accorrere fotografi, giornalisti e due furgoni di celerini che stazionariono a venti metri dal portone. Tutti noi convenimmo che la cosa si faceva interessante e stilammo un documento politico, cofirmato dagli operai dell'Italsider, da diffondere all'esterno, prontamente raccolto da un cronista. All'indomani il Mattino ci denominava "rivoltosi". E insieme all'articolo arrivò perentorio l'ordine di sgombero al megafono. Facemmo uscire le tre ragazze e io e pagliuchella preparammo un po' di "armi di difesa" che risultavano inefficienti giacché la scuola fu "liberata" in poche ore. Tre di noi fecero un passaggio in ospedale, tutti in questura. Il fatto di essere diventato uno "schedato" mi lasciò un misto di orgoglio e di paura.
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