
La nostra sezione era un sottoscala senza luce. Di fianco ad una fabbrica di scarpe dove, come oggi, lavoravano donne e ragazzini. La nsotra prima azione politica fu quella di tentare di affrancare dal lavoro nero le nostre vicine. Il padrone di casa , accompagnato da due loschi figuri, ci invitò a fare politica più in là e non ci fu bisogno di una riunione del direttivo di sezione per accettare la proposta. Una settimana dopo, alle tre di notte, la fabbrica di scarpe andò a fuoco, la benzina fu versata attraverso una grata in comune con la nostra sezione. I collanti abusivamente tenuti allo scoperto fecero un falò di proporzioni epiche. Cambiammo indirizzo. Il sospetto della polizia e dei proprietari della fabbrichetta (che temevamo molto di più dei poliziotti) fu quello che un paio di noi avessero commesso il fatto. Allora i manifesti si stampavano su fogli bianchi che portavano il simbolo in alto già impresso. Ci arrivavano da Roma ed era l'unica cosa che non pagavamo di tasca nostra. Io ero quello che li scriveva, ma il fatto di concepire ardui concetti politici non mi esimeva dall'attacchinaggio che, in realtà, vivevo come un'avventura notturna. Ero anche grosso e abbastanza coraggioso e inaugurai l'uso di portare una mazza di ombrellone da mare segata in due come arma di difesa. I cortei rappresentavano l'acme di una lunga preparazione tattica. Quando ci snodavamo come un verme lunghissimo attraverso il Corso Umberto, con due gruppi di celerini in apertura e chiusura e i più cattivi di loro tra noi, marciamo con la voglia di cambiare il mondo. Allora i poliziotti e i carabinieri non avevano gli scudi di plexiglas, gli elmetti tecnologici e e i fucili con proiettili di gomma. Forse per quel loro aspetto "primitivo" sembravano più catttivi di oggi. Un giorno il commissario S. L. mi disse: "Uno di questi giorni la paghi per tutti". Ma io mi sentivo invincibile e neanche gli risposi. Il mio miglior amico e attivista della sezione era un disoccupato di lungo corso che si arrangiava con lavoretti saltuari dei quaili molti illegali. Lo chiamavamo Pagliuchella, perchè era piccolo e leggero come un filo di paglia. Ma era il più veloce e coraggioso di tutti. Donne ce n'erano pochisssime. A quel tempo fare politica attiva e per di più con noi bollava una ragazza come una puttanella. Di solito erano figlie o sorelle di altri come noi. Oggi penso che se avessimo avuto internet, avremmo cambiato davvero il mondo. Ma ogni manifesto rappresentava una colletta e chi si fermava a leggerli? Vorrei rivedere Pagliuchella e ubriacarmi con lui. Spero sia vivo e che corra veloce come allora.

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