giovedì 23 luglio 2009

Ho sempre pensato che gli "anni di piombo" dovessero essere chiamati così perchè furono "cupi", pesanti, densi e non solo per le stragi e le rivolte di piazza. Credo che nessun giovane allora potesse essere del tutto spensierato.
Anche il meno impegnato in politica, il meno istruito , addirittura il meno intelligente portava una malinconia segreta che, spesso, non sapeva esprimere. Ci sentivamo tutti in qualche modo "incompresi" dagli adulti, dai genitori che sfidavamo ogni giorno in mille modi diversi. Quando una ragazza mi diceva con gli occhi colmi di sfida e di piacere: "dovesse vedermi mio padre adesso", mi sembrava di aver reso un servizio alla causa dell'emancipazione femminile e non solo alle mie voglie. D'altra parte, forse non a caso, la pillola anticoncezionale cominciò ad essere venduta proprio in quegli anni insieme ai pantaloni a zampa di elefante . Quesi pantaloni larghi giù e aderenti su cosce e fianchi, non lasciavano dubbi sulle ragazze da corteggiare subito. Ricordo le lunghe collane e i bracciali di metallo, le maglie coloratissime e con disegni che diventavano intellegibili solo dopo aver fumato di brutto (un fenomeno inverso che non mi sono mai spiegato del tutto). Io che sono sempre stato uno che ha fatto sorridere (spesso anche ridere) le mie interlocutrici, avevo un successo strepitoso con quelle ragazze tristi e dal sorriso corrucciato ma con gli occhi grandi e dolcissimi. Allora, mi capitava di divertirmi insieme alle mie ex (che intanto erano innamorate dei miei migliori amici) con la fidanzata del momento. Mi pareva, allora, che il cameratismo e gli ideli comuni facessero da anestetico alle gelosie e che la libertà sessuale di quegli anni derivasse da questo semplice concetto.
Io che vivevo in una famiglia che se avesse voluto avrebbe potuto comprarmi il ristorante sotto casa, mangiavo alla mensa universitaria e mi sarebbe piaciuto essere uno squattrinato fuori sede. Quando in sezione seppero del lavoro di mia padre, qualcuno cominciò a guardarmi con sospetto che sparì solo dopo un paio di mie azioni che non lasciavano spazi a dubbi. Compresa quella di dare in prestito la mia macchina a Paglichella quando me la chiedeva, un atto che era considerato nel nostro giro assai temerario. Il sabato sera (che veniva dopo una settimana di intenso attivismo poltico) era uguale per tutti. Il mio amico Vittorio, oggi segretario comunale in una città del nord, era poverissimo. Ultimo di sette fratelli, il padre fabbro con una bottega che somigliava all'antro di un inferno per diseredati. Ricordo che Vittorio era sempre a divertirsi con noi e che la "colletta per Vittorio" era quasi automatica ogni sabato, prima ancora che lui arrivasse all'appuntamento in piazza.
Non riesco a capacitarmi come tanto sfrenato individualismo tenga in ostaggio i giovani d'oggi.

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