mercoledì 22 luglio 2009

Avevo vent'anni. Mi occupavo di politica, in un mondo dove i giovani scrivevano l'agenda dei cambiamenti epocali. Un giorno fui invitato a casa di un senatore che aveva letto alcuni miei articoli sulla gazzetta dell'Università ed era amico del mio professore di Fisiologia. Il senatore d'Albora abitava nella stada più bella di Napoli. Sul suo terrazzo arrivava lo scintillio di un mare cobalto e lucente. Una domestica con un lindo grembiulino mi fece sedere davanti ad un tavolo dove erano disposte a cerchio bibite fresche e succose. Il senatore entrò senza che lo sentissi. Una veste da camera e un passo leggero come quello di un aristocratico gatto. Si sedette avanti a me e mi disse: "Allora, lei desidera fare politica. Perchè?". Parlai per una buona mezz'ora. Poi il senatore si alzò, e prese dallo scrittoio un libro sottile. Mi scrisse una dedica che lessi due giorni dopo per l'emozione. "Le auguro di rimanere sempre come oggi", e mi congedò . Io non faccio paragoni con i politici di oggi. Nè raffronto epoche inconciliabili. Ma una prostituta in quel salotto credo non c'entrò mai.

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